Encounters – Francesco Rubino e Tommaso Genovesi Open 4et

Encounters – Francesco Rubino e Tommaso Genovesi Open 4et

Etichetta discografica: IsulaFactory

Data di uscita: 28 marzo 2025

Il progetto Encounters nasce dalla collaborazione e amicizia tra i netini Francesco Rubino e Tommaso Genovesi, uniti dalla passione per il jazz. Questo progetto musicale si propone di raccontare un insieme di colori, idee, immagini ed esperienze attraverso la musica. Le sonorità esplorate non si limitano a un singolo genere, ma si muovono nella direzione della musica contemporanea, attingendo da influenze jazz, world music, rock e R&B, con sfumature metropolitane e a tratti orientali. Un elemento centrale del loro approccio è l’importanza delle dinamiche musicali.

Per dare forma al progetto, è stato creato un quartetto denominato Francesco Rubino & Tommaso Genovesi-Open 4et, che mira a essere un laboratorio musicale di natura estemporanea e sperimentale, basato su un continuo interplay. La sezione ritmica è affidata alla batteria di Loris Amato, caratterizzato da un approccio anticonvenzionale e incline alle poliritmie. La sezione dei fiati è curata da Gaetano Cristofaro, che utilizza una varietà di strumenti (clarinetti e sassofoni) con un linguaggio creativo e polivalente. Il primo album del quartetto, intitolato anch’esso “Encounters“, raccoglie una serie di composizioni inedite e personali.

Abbiamo rivolto una serie di domande a Rubino e Genovesi per approfondire il loro disco e il loro progetto musicale.

Le Tecniche:

Potreste descrivere più nel dettaglio il vostro processo compositivo? Come nasce un vostro brano, a
partire da un’idea melodica, ritmica o armonica?

TG: Per quello che mi riguarda, un brano nasce da una idea melodica o melodico-ritmica che
contiene o suggerisce una atmosfera. E poi viene sviluppato.

RF: Anche per me il processo compositivo nasce quasi sempre dalla linea melodica e da subito
sento la necessita di dargli una direzione ritmica per dare un senso ed una risposta alla melodia.
Inserisco dopo l’armonia perché mi dà infinte soluzioni da poter associare alle linee melodiche.

Considerando la varietà di generi che influenzano “Encounters” (jazz, world music, rock, R&B), come
riuscite a integrare queste diverse sonorità mantenendo una coerenza stilistica?

R&G: In realtà non ci siamo post il problema della coerenza stilistica. Ognuno ha la propria storia
musicale e le proprie influenze. Ci siamo proposti dei brani che ci piacevano e abbiamo deciso di
suonarli. Quindi, senza censure. La coerenza stilistica, semmai, c’è nel modo di affrontarli, e
nell’equilibrio tra improvvisazione collettiva e individuale.

Potreste parlarci dell’approccio “anticonvenzionale” di Loris Amato alla batteria e di come le sue
poliritmie si inseriscono nel contesto delle vostre composizioni?

R&G: Abbiamo pensato Loris per il nostro progetto dopo averlo sentito suonare con i suoi fratelli,
nell’ Amato jazz trio, proprio per la concezione musicale da cui è nato, basata sul jazz moderno, di
avanguardia, lontano dagli schemi e capace di alternare oltre le tradizionali figure ritmiche.

Come si articola il “linguaggio creato e polivalente” di Gaetano Cristofaro con i clarinetti e i sassofoni
all’interno del quartetto? Ci sono scelte timbriche specifiche che avete adottato?

R&G: Abbiamo preferito dare priorità al sassofono soprano oltre al tenore perché i nostri brani si
sposano bene con questi due specifici strumenti. Gaetano oltretutto è un improvvisatore di razza.
Sa essere virtuoso e tecnico contemporaneamente. Riesce molto bene a stare nel mood e
rispettare le nostre idee espletate dalle nostre composizioni.

Avete utilizzato particolari tecniche di registrazione o produzione per enfatizzare l’aspetto
“estemporaneo e sperimentale” del vostro laboratorio musicale?

R&G: Assolutamente no. Abbiamo utilizzato solo gli effetti del piano elettrico ed una semplice
pedaliera per chitarra con effetti analogici. Oltretutto abbiamo dato per buona sempre la prima
take proprio per essere coerenti con il nostro pensiero di estemporaneità.

Quali sono i vostri principali riferimenti musicali, sia nel jazz che negli altri generi che influenzano
“Encounters”? Ci sono artisti o album specifici che hanno avuto un impatto significato su questo
progetto?

TG: Personalmente ritengo formativi per me C. Mingus, Miles Davis, Bill Evans, W. Shorter, Il
quartetto americano di K. Jarret, Il quintetto di Dave Holland, sia per la scrittura che per una
notevole libertà nel modo di fare musica. Oltre al jazz ascolto di tuto dalla classica al funk, R&B,
Hip Hop, musica brasiliana e naturalmente sono cresciuto col rock. Sicché credo che all’interno di
questo progetto ci sia una sintesi di tute le nostre esperienze e naturalmente il desiderio di
andare oltre.

RF: Da chitarrista, nonostante provenga da una matrice rock, penso che per chi suoni questo
linguaggio difficilmente non abbia delle pietre miliari come Scofeld, Bill Frisell, Abercrombie ,
Stern. Ne è la prova che in qualche brano riaffiora l’influenza Metheniana e Sterniana specie in
Bataclan e Nevrotica. Chiaramente non manca in bacheca da Ornette Coleman a Miles Davis, Shorter, il trio Gateway, e tanti altri grandi artisti di questa direzione.

EncountersFrancesco Rubino & Tommaso Genovesi

Curiosità:

La press release parla di “colori, idee, immagini ed esperienze codificate in musica”. Potreste
condividere un esempio specifico di un’esperienza o un’immagine che ha ispirato uno dei brani presenti in “Encounters”

TG: Per ciò che mi riguarda Smell of Spring esprime la sensazione di rinascita che infonde la
primavera. Mentre Ornette, essendo un omaggio, richiama le sonorità tematiche dei brani di
Ornette Coleman.

FR: tute le mie composizioni sono ispirate ad avvenimenti realmente accaduti che hanno colpito
la mia emotività. Non riesco mai a scrivere cosi tanto per farlo. Tutti i miei brani hanno una storia,
vedi Bataclan.

Cosa intendete con “colori metropolitani” nelle vostre sonorità? Potreste fare qualche esempio di come
questi elementi si manifestano nella vostra musica?

R&G: suonando liberi da ogni schema stilistico e di genere in maniera del tuto naturale riusciamo
a cucire delle idee melodiche che toccano tanti colori che riflettono suoni di tanti paesi. Amiamo
molto spaziare e usare tante sonorità. Basta pensare alle introduzioni di Nevrotica e Bataclan che
volontariamente si ispirano alla musica concreta di Pierre Schaefere e Xenakis.

Come descrivereste il vostro processo di collaborazione musicale? Ci sono dinamiche particolari
all’interno del quartetto che favoriscono la creazione e la sperimentazione?

R&G: La nostra collaborazione inizia già a monte in una preselezione delle nostre personali
composizioni che riteniamo funzionali per il nostro quartetto. A seguire valutiamo insieme come
strutturarli, impostarli, se e come inserire le part di live electronics, il tipo di strumento a fato
che dovrà dialogare con noi, la sezione ritmica, insomma costruiamo insieme i brani.

Qual è la vostra visione per il futuro del progetto Francesco Rubino & Tommaso Genovesi-Open 4et?
Avete già in mente nuove direzioni musicali o collaborazioni?

R&G: Riguardo la collaborazione, come espleta già il nome del quartetto Open4 che abbiamo
scelto volontariamente come indice di quartetto aperto, è probabile che in futuro inviteremo altri
musicisti ad incidere nuove composizioni, ma solo perché piace ad entrambi l’idea di collaborare
con gente diversa. Loris Amato e Gaetano Cristofaro, che ringraziamo infinitamente, sono due
eccellenti musicisti senza i quali non avrebbe avuto vita Encounters.

Considerando che siete entrambi di Noto, quanto ha influenzato il contesto culturale e paesaggistico
della vostra città la genesi di “Encounters”?

R&G: Sicuramente il fato che siamo cresciuti a Noto ha influenzato il nostro senso estetico ed ha
acuito la nostra sensibilità verso tutte le arti.

TG: tutta la mia attività musicale è stata influenzata dalle mie origini e dunque credo anche Encounters.

RF: Noto è sempre stata un crocevia di grandissimi artisti, di eventi di ogni stile e genere a cui ho assistito, che hanno molto arricchito la mia creatività e sono stati da stimolo per le 15 edizioni della mia rassegna “Noto in Jazz” dove ho avuto modo di invitare molti artisti di calibro nazionale ed internazionale da cui ho fatto tesoro di idee.

Qual è stata la sfida più grande che avete affrontato durante la realizzazione di questo primo album? E
qual è stata la maggiore soddisfazione?

R&G: La sfida più grande è tuttora con noi stessi. La sfida di riuscire a far arrivare agli ascoltatori la
nostra musica, il nostro intento di jazz del 2025 se cosi possiamo definirlo. La maggiore
soddisfazione è di essere riusciti, come sempre diciamo, a codificare le nostre idee in musica ed
avergli dato vita.

C’è un aneddoto o un momento particolarmente significativo legato alla creazione di “Encounters” che
vi piacerebbe condividere?

FR: Assolutamente si. Ed è proprio da qui il nome Encounters. Tutto è nato circa 18 anni fa quando
si è presentato Tommaso durante una jam estiva che avevo organizzato a Noto chiedendomi di
suonare. Li per li in maniera curiosa e quasi con aria diffidente mi domandavo chi fosse,
inconsapevole che mi trovavo davanti quel famoso musicista da cui sentivo in maniera ossessiva
parlare i mei concittadini con il nome di Masino Genovesi, poiché da piccolo suonava con i più
rinomati gruppi paesani di quel tempo e che ormai da tantissimi anni viveva in Veneto. Alla fine
della jam quando ci siamo parlati grazie a quello Encounter è stata una profonda amicizia che ha
portato a tutto ciò che facciamo e che siamo adesso.

Quando il jazz diventa incontro: libertà, interplay e visioni sonore.

Il progetto Encounters si distingue per la sua natura aperta e dinamica, in cui la sperimentazione e l’interplay tra i musicisti giocano un ruolo centrale. L’album riflette un percorso di ricerca stilistica che attraversa il jazz e le sue molteplici influenze senza forzature, lasciando spazio alla spontaneità e al dialogo tra gli strumenti. Rubino e Genovesi hanno dato vita a un quartetto che non si pone confini definiti, ma che si nutre di incontri, esperienze e sensibilità diverse, mantenendo un equilibrio tra tradizione e innovazione. Un lavoro che si racconta attraverso la musica, più che con le parole.

Encounters – Francesco Rubino & Tommaso Genovesi

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